Se per la riforma fatta sul modello contrattuale del 22 Gennaio scorso, su cui abbiamo sostenuto una battaglia lunghissima ed estenuante dicevo che siamo arrivati “alla frutta”, potrei dire che qui, a questo punto, siamo “all’amaro”.
Proprio in conformità a quest’accordo, fatto da CISL e UIL assieme a Confindustria e Governo, le organizzazioni sindacali FIM-CISL e UILM-UIL hanno inviato a Federmeccanica la disdetta del contratto nazionale vigente ed hanno presentato una loro piattaforma di rinnovo di tutto il contratto nazionale, sia per la parte normativa, sia per quella salariale.
Bisogna dire subito che questo è un fatto gravissimo. Il Contratto nazionale che per noi tutt’ora resta come il “nostro contratto” – nostro proprio perché conquistato a fatica, come a fatica conquistato unitariamente con FIM e UILM- non può essere semplicemente “disdettato”.
Il Contratto Nazionale non è di FIM e UILM. Non è di loro proprietà e che mi risulti non hanno ottenuto, da parte dei lavoratori, nessun mandato a disdirlo (come non avevano ottenuto nessun mandato sulla riforma della contrattazione).
L’hanno disdetto, hanno presentato una loro piattaforma nonostante la Fiom abbia tentato di convincerli ad aspettare la scadenza dei termini di questo contratto. Questo perché solo degli incompetenti, o dei collusi, andrebbero a rinnovare in anticipo un contratto nazionale nella sua parte normativa in un momento di crisi globale, sapendo che nella riforma sulla contrattazione fatta c’è la possibilità di derogare punti del contratto stesso a seconda dello status dell’azienda o comunque delle sue necessita.
Vogliono applicare le norme scritte sulla riforma della contrattazione. Assecondano un governo che afferma, a colpi di propaganda da regime, che le cose si stanno rimettendo a loro posto, quando in realtà sappiamo tutti che il nostro PIL sta crollando e le nostre retribuzioni sono scese addirittura sotto la Grecia, mentre le CIGO sono aumentate del 550%.
Usciti dalla crisi? Figuriamoci, ne avremo ancora per molto.
Siamo davanti ad una situazione in cui è visibile la fase acuta delle ripercussioni che questa crisi porta e porterà nel mondo reale.
L’azione di governo è assolutamente insufficiente. Confindustria vuole “soldi veri” per far ripartire l’economia, ma nessuno, nessuno ritiene necessario ridistribuire redditi verso il basso nonostante le condizioni di povertà in cui si ritrovano milioni di italiani e nonostante lo sanno tutti che l’aumento continuo dell’inflazione deriva anche da questo: Scarsi consumi e scarsi investimenti, con pessimi ritorni nella ricerca (fondamentale) e nell’occupazione.
La presentazione della piattaforma FIM-UILM, sotto questo aspetto è un assist a Federmeccanica. Un retro passaggio che si trasforma in autogol sotto le gambe del portiere.
La loro richiesta salariale è da elemosina. Richiedono su 3 anni un aumento lordo di 113 euro al 5° livello. Roba da mettersi a piangere.
Ecco dove vanno a finire i strepitosi aumenti promessi durante le loro assemblee sulla riforma del modello contrattuale. Ecco quanto ci mette in tasca l’IPCA.
Federmeccanica già si frega le mani: Sa già che non sarà quella la cifra esatta da elargire ed ovviamente non avrà nessuna difficoltà ad erogare la bellezza di 20 euro a testa medi in più all’anno. Una vera elemosina per una famiglia normale che fa una vita normale.
La presentazione della loro piattaforma, ha messo in moto anche la nostra macchina. Abbiamo giocato d’anticipo presentando (sulla base del CCNL per noi ancora vigente) la richiesta salariale riguardante il BIENNIO ECONOMICO 2010-2011 con una richiesta che “doppia” quella di FIM e UILM.
FIM e UILM però hanno deciso di cambiare tutto e di stravolgere la parte normativa ed affidarsi completamente alle nuove regole. Legarsi ad automatismi e demandare tutto a non precisiate commissioni co-gestite con Federmeccanica, anche per quanto riguarda i milioni di lavoratori che al momento sono in cassa-integrazione e che aspettano risposte concrete. Per loro l’unica risposta è una vaga possibilità di avere un fondo di sostegno nel caso siano sospesi dal lavoro da “lungo tempo”. Sta scritto proprio così.
RIASSUMENDO LA PIATTAFORMA FIM E UILM
Rinaldini: “Si passa da 2 a 3 anni; c’è un indice inflazionistico addirittura deflazionato dall’inflazione importata; c’è un valore del punto che alla fine – al di là della richiesta che viene formulata per come è scritta nel sistema di regole – sarà inferiore a quello attuale del valore del punto dei metalmeccanici.
In sostanza, quella che viene istituita nel nostro paese è una scala mobile triennale a perdere, definendo che il contratto nazionale – non solo dei meccanici, ma di tutte le categorie – programma un’ulteriore riduzione del potere d’acquisto per tutti i lavoratori. Questo è quello che prevede quel sistema di regole.
Definito in questo modo l’aspetto retributivo, secondo FIM e UILM il contratto nazionale dovrà decidere le materie che passano alla contrattazione aziendale oppure che rimangono a livello del contratto nazionale, a partire dal fatto che la stessa materia non può essere oggetto di due livelli contrattuali.
Quindi, se per esempio riguardo il mercato del lavoro c’è qualche cosa scritto nel contratto nazionale non si può chiedere nulla a livello della contrattazione aziendale, altrimenti nel contratto nazionale non si scrive niente sul mercato del lavoro e la questione viene affrontata – azienda per azienda – nella contrattazione aziendale.
Terza questione: la contrattazione aziendale. D’ora in poi gli aumenti retributivi richiesti con la contrattazione aziendale devono rientrare nei criteri che il Governo ha fissato per quanto riguarda il premio di risultato; quindi un premio totalmente variabile che rientra dentro i meccanismi della defiscalizzazione. Altro che autonomia contrattuale!
Quarta questione: si possono definire a livello aziendale o territoriale deroghe rispetto al contratto nazionale, per ragioni che sono o di crisi, o di sviluppo economico, cioè… tutto! Derogare rispetto al contratto nazionale vuol dire peggiorare quello che dovrebbe essere il minimo retributivo e normativo dell’insieme dei lavoratori metalmeccanici.
Quinto: si «apre» decisamente sul terreno degli Enti bilaterali, che si configurano sempre di più come una struttura di gestione da parte del Sindacato e delle imprese, che va dal collocamento alla formazione, a pezzi di ammortizzatori sociali.
Tutto questo è scritto nel «Libro bianco» di Sacconi che ha definito anche concettualmente l’insieme dell’operazione. E Sacconi ha ragione quando dice che non è vero che questo Governo non fa riforme importanti, perché – ad esempio – l’accordo sul sistema contrattuale è una riforma che porta un cambiamento molto pesante in questo paese.
Ora, la mia impressione è che non tutti abbiano capito, anche a livello politico, la portata di quello che è successo, anche a causa del silenzio che c’è stato rispetto a tutto questo. Oggi, nel momento di definizione delle piattaforme, «tocchiamo con mano» la portata di quest’operazione, in primo luogo sul terreno della democrazia, poiché è stato scelto di imporre un sistema contrattuale all’insieme dei lavoratori e all’insieme delle Organizzazioni sindacali senza prevedere alcuna consultazione, alcun voto, alcuna validazione democratica.
Noi continuiamo a considerare questo fatto un elemento gravissimo, di aggressione alla Costituzione del nostro paese.
Fare un’operazione di questa natura apre la strada e diventa un pezzo non irrilevante di un progetto complessivo di riassetto del nostro paese in senso autoritario, perché quando si arriva a proibire e a impedire ai lavoratori e alle lavoratrici di votare sul loro contratto nazionale e aziendale, siamo di fronte a uno strappo sul terreno della democrazia che può avere anche conseguenze in termini più generali nell’assetto del nostro paese.
È chiaro che loro hanno messo in conto la crisi, con tutti i problemi che ne conseguono, e pensano di poter passare utilizzando le difficoltà inevitabili che si determinano in una situazione di crisi.
Ed è a partire da qui che noi siamo chiamati a compiere una scelta: o chiniamo la testa e rientriamo in quel gioco, oppure, sapendo tutto quello che comporta, costruiamo una nostra piattaforma nel rispetto di un contratto nazionale che è stato approvato con il referendum dai lavoratori e che prevede il rinnovo del biennio economico entro la fine dell’anno.
LA NOSTRA PIATTAFORMA
Noi abbiamo fatto della democrazia l’elemento identitario del nostro operare, sia quando lo facciamo in termini unitari, sia quando lo facciamo come Fiom; è l’unico vincolo che abbiamo assunto nel nostro operare, nel nostro agire.
Per questo noi eserciteremo il diritto di convocare le assemblee in tutti i luoghi di lavoro, ed eserciteremo questo diritto anche nei rapporti con le altre Organizzazioni sindacali.
Ribadisco che la nostra piattaforma non è per il rinnovo del contratto nazionale, è la piattaforma per il rinnovo del biennio economico. Teniamo divise le cose, altrimenti non ci capiamo.
La piattaforma del rinnovo del biennio economico in questa fase deve tenere assieme gli obiettivi relativi all’aspetto economico del biennio, inserendo obiettivi che siano in grado di parlare alla situazione di una categoria che vede tra il 40 e il 50% dei lavoratori coinvolti in cassa integrazione, in rischi di chiusure, in licenziamenti eccetera.
Per questo noi abbiamo predisposto uno schema di piattaforma che sulla parte economica propone un’ipotesi che – al di là delle discussioni e dei pareri, pure articolati e presenti nella nostra Organizzazione – tiene assieme una articolazione delle richieste di aumento retributivo tra due fasce che riguardano i livelli medio-bassi e un’area di riparametrazione che riguarda i livelli più elevati.
Perché le fasce? Per una semplice ragione: quella di aumentare le retribuzioni più basse in termini consistenti.
Per questo, ad esempio, la fascia centrale di riferimento è quella che mette assieme il terzo, il quarto e il quinto livello, con una richiesta nel biennio, non nel triennio, di 130 euro.
La richiesta formulata nella piattaforma di Fim e Uilm è, nel triennio, di 113 euro, ovviamente riparametrato 100-210.
Un’unica richiesta sul biennio per il terzo, quarto e quinto livello di 130 euro ha il significato esplicito di favorire la crescita delle retribuzioni più basse.
Nello stesso tempo è a partire da questa fascia che si determina il livello di riparametrazione per le categorie superiori e della fascia che comprende primo e secondo livello, che riguarda circa il 2% della nostra categoria.
Inoltre, noi chiediamo che venga rivalutato l’elemento perequativo per i lavoratori delle aziende che non hanno il contratto collettivo di secondo livello. Proponiamo, per questo istituto, 35 euro mensili che significa 455 euro annui. Parlo di contrattazione collettiva perché, dalla verifica fatta nell’applicazione di questo istituto nel passato, una cosa è la contrattazione collettiva, altra cosa sono i premi individuali che danno le aziende e che sono stati utilizzati per non dare nulla ai lavoratori che rientrano in questa fascia essenzialmente di piccole imprese.
Nello stesso tempo, proponiamo alla Federmeccanica di chiedere che gli aumenti retributivi che chiediamo per il rinnovo del contratto nazionale rientrino nei parametri e nei limiti definiti dal Governo per la defiscalizzazione sui premi di risultato.
Ci riferiamo al fatto che i premi di risultato e cioè quelli aziendali e variabili hanno una tassazione al 10%. Ora, noi non abbiamo capito perché per gli aumenti contrattuali che riguardano tutti i lavoratori dipendenti non si fa nulla sul terreno del fisco, mentre si usano gli sgravi fiscali per favorire operazioni segnate da un disegno politico.
Noi, allora, chiediamo: «Spiegate perché per quanto riguarda il premio di risultato aziendale c’è una tassazione del 10% e per quanto riguarda un aumento retributivo che deve andare a tutti i lavoratori non c’è nessuna operazione di natura fiscale».
Altro aspetto è quello relativo al rapporto con le situazioni di crisi.
Questa partita non ce la giochiamo solo in due mesi, si apre una fase più lunga e dobbiamo essere in grado di avere obiettivi rivendicativi che assieme alla questione del rinnovo del biennio economico abbiano efficacia anche su quello che succederà nelle imprese nei prossimi mesi, con tutti gli aspetti relativi alla crisi. Riguardo tutto questo inseriamo tra le nostre richieste due rivendicazioni precise: il blocco dei licenziamenti, anche per i lavoratori precari, e l’erogazione per intero degli aumenti retributivi ai lavoratori in cassa integrazione.
Riguardo la prima richiesta, prendiamo per buona la propaganda di chi per televisione dice: «Blocchiamo i licenziamenti»; a questo punto noi proponiamo di definire il blocco dei licenziamenti per questa fase del biennio, per questa fase di crisi, compresa la situazione dei lavoratori precari.
La seconda richiesta è quella relativa al fatto che gli aumenti retributivi che noi chiediamo devono essere dati per intero ai lavoratori in cassa integrazione, il che significa proporre, anche attraverso una rivendicazione di carattere generale, la questione del massimale e della integrazione rispetto alle condizioni di cassa integrazione.
Questi sono gli elementi su cui, a prescindere dalla piattaforma, segnare tutta la nostra iniziativa, nei prossimi giorni, nei prossimi mesi. Basta pensare a quello che sta succedendo a Termini Imprese, nello stabilimento di Imola, all’Innse di Milano e in tante altre realtà per capire quali sono i riferimenti per la nostra iniziativa.
E sempre riguardo l’impianto della cassa integrazione, rivendichiamo che il contributo delle imprese per la pensione complementare venga versato anche quando i lavoratori sono in cassa. Non è accettabile, infatti, tanto più a fronte di prolungate situazioni di cassa integrazione, che questo contributo venga interrotto”.
Questo è il quadro delle nostre richieste.
E’ ovvio, mi viene da ridere quando penso a quello che succederà. E’ semplice. Quando Federmeccanica si vedrà recapitare una piattaforma che domanda il doppio dell’altra sarà abbastanza semplice per loro, fare la scelta.
La nostre richieste vanno conquistate con l’impegno e la determinazione. Lo stesso impegno e la stessa determinazione che abbiamo avuto in questi mesi di dure battaglie sulla riforma dei contratti. Perché qui si decidono veramente le sorti del nostro modello sindacale e si decide come vogliamo essere considerati, sia come persone che come lavoratori.
Lo so, lo so. Già non ne potete più, ma pensateci.
Intanto, quando sarà il momento, approvate la nostra piattaforma e partecipate alle nostre assemblee.
Poi vedremo chi la spunta.
Sasha Colautti
FIOM CGIL Trieste
RSU Wartsila Italia Spa